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(Arv) Venezia 14 giu. 2012 - Con le repliche del presidente della commissione Sanità Leonardo Padrin, del correlatore Claudio Sinigaglia e dell'assessore alla sanità Luca Coletto, si è concluso il dibattito generale sul piano sociosanitario regionale, da ieri al centro dell'esame del Consiglio veneto. L'aula passa ora all'esame degli articoli e della consistente manovra emendativa presentata.

L'assessore Luca Coletto (Lega) ha difeso, in nome del principio di responsabilità, l'"oggettiva" titolarità della Giunta nel gestire l'applicazione del piano, attraverso le schede di programmazione e la nomina del direttore generale della Sanità e dei vertici delle Ulss. "Il governo della sanità - ha spiegato - deve rimanere saldo nelle mani del presidente della Regione e della Giunta. La spesa sanitaria è fuori del patto di stabilità e la Regione ne risponde direttamente al Ministero dell'economia e delle finanze. Eventuali piani di rientro imposti dal Mef a seguito di un disequilibrio dei conti ci imporrebbero di cancellare i servizi extraLea (cioè aggiuntivi rispetto ai livelli essenziali di assistenza, ndr) che il sistema veneto garantisce ai suoi cittadini. Un 'tesoro' che vale 130 milioni di euro e che va tutelato nell'interesse dei nostri cittadini". Coletto ha, inoltre, specificato che un eventuale sforamento dell'equilibrio di bilancio imposto dal 'tavolo' presieduto da Francesco Massicci (Ragioneria dello Stato), comporterebbe l'immediato commissariamento della Giunta e l'ineleggibilità del presidente della Regione. "Gli emendamenti che ho presentato - ha chiarito - non sono né contro la Giunta, né contro il Consiglio. Sono stati suggeriti dagli uffici legislativi, sulla base di fonti normative certe, per dare certezza alla gestione della sanità veneta". Allo stesso modo l'assessore ha motivato la necessità di istituire il fondo per gli investimenti sanitari, previsto da un apposito emendamento presentato ieri della Giunta: "In un quadro di risorse disponibili calanti e di preannunciati tagli ai trasferimenti statali - ha spiegato Coletto - è compito della Giunta prevedere risorse dedicate a investimenti in strutture e tecnologie. L'istituzione del fondo ci consentirà di iniettare per i prossimi 25 anni risorse nei bilanci delle Ulss non per coprire i debiti ma gli ammortamenti non sterilizzati (cioè gli investimenti fatti nei project e nelle strutture) i cui oneri attualmente pesano sulla spesa per i livelli essenziali di assistenza. Riusciremo così a ridare ossigeno ai bilanci delle Ulss e a diminuire i tempi di pagamento delle aziende sanitarie verso i loro fornitori". Padrin e Sinigaglia, dal canto loro, hanno difeso il lavoro operato dalla commissione sulla bozza di piano. Per il relatore Leonardo Padrin (Pdl), che ha depositato nuovi emendamenti, "la bozza uscita dalla commissione è coerente e fa chiarezza tra ruoli di gestione, di programmazione e di controllo. Il piano elaborato dà certezze al sistema sociosanitario e ne assicura il futuro". Anche Claudio Sinigaglia (Pd) ha ribadito la necessità di conservare l'impianto definito dalla commissione, facendo attenzione, però, a introdurre correttivi per snellire le liste di attesa. Sinigaglia ha difeso la scelta fatta dalla commissione di affidare al Consiglio la nomina del segretario generale della Sanità dal Consiglio e di sottoporre i direttori generali delle Ulss alle valutazioni annuali delle conferenze dei sindaci. Il relatore di opposizione ha inoltre contestato la proposta di Coletto di eliminare la contestualità tra schede ospedaliere e schede territoriali e di esautorare la commissione dal parere obbigatorio e vincolante, definendola "una pugnalata al Consiglio, alla commissione e allo stesso piano sociosanitario".


BOTTACIN (Verso Nord); SÌ AGLI EMENDAMENTI COLETTO


(Arv) Venezia 14 giu. 2012 - "Il gruppo di Verso Nord voterà a favore degli emendamenti al piano sociosanitario presentati dall'assessore veneto alla sanità, Luca Coletto. Emendamenti che puntano ad eliminare il parere vincolante del Consiglio sulla nomina del direttore generale della Sanità, dei dirigenti delle Ulss e sulla definizione delle schede di dotazione ospedaliera". Lo afferma, in una nota, il capogruppo di Verso Nord, Diego Bottacin secondo il quale questi emendamenti "sono suffragati da un parere legislativo e dal punto di vista politico va detto che affidare, di fatto, la titolarità al Consiglio regionale delle nomine e delle schede è quanto di più sbagliato potremmo fare. E' il modo di conservare
inalterati gli attuali sprechi e inefficienze del sistema sanitario regionale. Inoltre, intorbida le responsabilità e contribuisce all'opacità, per cui - come avvenuto fino ad oggi - le eccellenze sono merito di tutti, le inefficienze e gli sprechi sono sempre colpa di altri". Consiglio e Giunta regionale, conclude Bottacin, "devono mantenere ruoli ben distinti. Il primo fa indirizzo, programmazione e controllo, mentre la seconda deve avere la piena responsabilità della gestione".


PIANO SOCIOSANITARIO: SCONTRO SU NUMERO E GEOGRAFIA ULSS


(Arv) Venezia 14 giu. 2012 - E' partita con il 'botto' la discussione nel merito degli articoli del nuovo Piano sociosanitario regionale: il primo emendamento, presentato da Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta) che proponeva il dimensionamento su base provinciale delle Ulss riducendone il numero dalle attuali 21 a non più di 10, ha subito mandato in fibrillazione la maggioranza. Il capogruppo della Lega Federico Caner ha accolto con favore la proposta, proponendo l'accantonamento del primo articolo del piano per ragionare meglio, in seguito, su dimensioni e bacini delle aziende sanitarie. "Sul numero delle Ulss questo piano è poco coraggioso, dà solo un'indicazione di massima prevedendo un bacino compreso tra i 200 e i 300 mila abitanti. Il vero neo è la mancata riduzione del numero delle Ulss e il mio pensiero è quello del presidente Zaia". L'uscita di Caner, che ha subito trovato sponda non solo nel collega di partito Cristiano Corazzari ("ai cittadini non importa il numero delle Ulss, importa la qualità e l'accessibilità dei servizi"), in Diego Bottacin di Verso Nord da sempre favorevole a una forte contrazione del numero delle aziende sanitarie (massimo 5), nel capogruppo di Italia dei Valori Gustavo Franchetto e in Stefano Valdegamberi dell'Udc, favorevole a disegnare bacini ottimali di 500-600 mila abitanti per una più razionale distribuzione dei presidi ospedalieri e dei servizi. Ma la richiesta di Caner di riaprire il dibattito su numero e geografia delle aziende sanitarie ha fatto letteralmente insorgere il capogruppo del Pdl Dario Bond, che ha accusato la Lega, partito di maggioranza relativa, di voler fare diefront rispetto a quanto discusso e approvato in commissione. "Riaprire il dibattito sul numero delle Ulss significa sconquassare l'intero piano, anzi non volerlo fare". "Tutti hanno diritto di cambiare idea - ha incalzato Leonardo Padrin, Pdl, relatore della Legge - ma non chi ha la responsabilità di consigliere regionale eletto dai cittadini. Mettere in discussione uno degli elementi fondanti del piano significa togliere ogni certezza sul resto del provvedimento". Un richiamo alla coerenza è arrivato anche da Raffaele Grazia (Udc), che ha ricordato il lavoro approfondito svolto in commissione che ha scelto di indicare il bacino ottimale delle Ulss in 200-300 mila abitanti nel rispetto delle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e della possibilità di definire meglio, in futuro, la geografia delle aziende anche sulla base degli accessi dei cittadini. Ad alzare la temperatura dello scontro ha provveduto anche Laura Puppato, capogruppo del Pd: "Accantonare il primo articolo, che rappresenta la sostanza del piano, per rimetterlo in discussione - ha scandito rivolta verso i banchi della Lega - significa demolire il piano. E il Pd non si presta a questo gioco irresponsabile". Pure Lucio Tiozzo, sempre Pd, autore di un emendamento simile a quello di Pettenò che proponeva sette Ulss a dimensioni provinciali, ha ribadito la centralità del tema della riorganizzazione aziendale e dei servizi ospedalieri della sanità veneta. "Il mio emendamento è solo una provocazione - ha spiegato - perchè vorrei che in quest'aula si discutesse in modo più approfondito degli effetti su una nuova programmazione della rete ospedaliera su due livelli. Temo, infatti, che sposare la logica degli "hub" e "spoke" significhi creare una sanità a due velocità, perché le Ulss con l'ospedale di primo livello ("hub") avranno più risorse, maggiori capacità di organizzazione e potenzialità di servizio". La levata di scudi del partner di maggioranza e del maggior partito di opposizione ha suggerito a Caner di chiedere una sospensione chiarificatrice. Dopo oltre un'ora di confronto, alla ripresa dei lavori, l'aula ha respinto la richiesta di accantonamento (con 36 voti a favore e 22 contrari). Al momento del voto Caner ha confermato il proprio appoggio alla proposta di Pettenò, creando anche qualche difficoltà al proprio gruppo, (contrario Vittorino Cenci, in dissenso rispetto ai colleghi del Carroccio): l'emendamento, che proponeva non più di 10 Ulss in Veneto, è stato respinto da una maggioranza trasversale Pdl, Pd, Udc e Idv più il leghista Cenci. Verso Nord e altri quattro consiglieri si sono astenuti.


(Arv) Venezia 15 giu. 2012


Le dichiarazioni finali e il voto conclusivo da parte del Consiglio regionale sul testo del nuovo piano sociosanitario 2012-2016 avranno luogo la prossima settimana nella seduta convocata a palazzo Ferro-Fini per le ore 11 di mercoledì 20 giugno. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo al termine di una lunga giornata nel corso della quale l'assemblea veneta ha approvato praticamente l'intero articolato della legge ed ha esaminato gran una parte degli emendamenti relativi all'allegato al provvedimento, che specifica nel dettaglio i vari capitoli nei quali il piano è suddiviso. Questi, in sintesi, i contenuti previsti dalla legge e dall'allegato. Articolato. Sin dal primo articolo la legge definisce i criteri ottimali per stabilire dimensioni e numero delle aziende sanitarie: le Ulss dovranno avere "un bacino di riferimento compreso tra i 200 e i 300 mila abitanti, fatta salva la specificità del territorio montano e lagunare". Al timone organizzativo della sanità veneta il piano - in base al nuovo statuto regionale che cancella i segretari regionali - prevede la nuova figura del direttore generale, nominato dal Consiglio regionale, su proposta del presidente della Giunta: una figura tecnica, che può essere scelta anche tra esperti e professionisti esterni all'amministrazione regionale, essere assunta con contratto privato a tempo determinato (e risolto di diritto non oltre sei mesi dopo la fine della legislatura), alla quale compete la realizzazione degli obiettivi di programmazione, indirizzo e controllo e il coordinamento delle strutture e dei soggetti del settore. L'architettura di governo della sanità prevede inoltre che ogni azienda sanitaria sia guidata da un direttore generale, nominato dal presidente della Giunta con un incarico non più quinquennale ma triennale, non rinnovabile nella stessa Ulss per più di due mandati e soggetto a valutazione annuale sulla base del rispetto della programmazione regionale, dei livelli essenziali di assistenza, dei vincoli di bilancio e della qualità ed efficacia dell'organizzazione dei servizi offerti. In caso di mancato rispetto dei vincoli di bilancio e/o delle direttive della programmazione regionale il contratto tra Regione e direttore generale viene risolto e l'Ulss potrà essere commissariata. Spetta al direttore generale nominare le tre figure apicali della 'terna' di comando delle Ulss (direttore sanitario, direttore amministrativo, direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale) e nominare i primari motivandone meriti e professionalità. L'incarico ai primari sarà di durata quinquennale e verrà affidato sulla base di un "contratto standard regionale" che dovrà prevedere anche la valutazione dell'operato, in base al numero e alla qualità delle prestazioni erogate, alla valorizzazione dei collaboratori, alla soddisfazione dei pazienti/utenti e al rispetto degli obiettivi di bilancio. Nella 'terna' di governo delle aziende sanitarie acquista una nuova rilevanza il direttore sociale, che diventa "direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale" e dovrà essere scelto d'intesa con la conferenza dei sindaci proprio per sottolinearne il nuovo ruolo di 'cerniera' tra azienda sanitaria e territorio: avrà autonomia di gestione sulle risorse finanziarie e sul personale assegnati alla rete territoriale dei servizi. Dovrà essere un laureato in professioni sanitarie (mediche e non), sociosanitarie e sociali, avere esperienza di direzione almeno quinquennale e potrà rimanere in carica anche per due mandati (massimo 6 anni), purché non superi i 70 anni di età. Altra novità è rappresentata dalla riorganizzazione per ambiti territoriali ottimali (interaziendale o addirittura regionale) di alcuni settori strategici per la sanità: i servizi informatici e di acquisto di attrezzature sanitarie ad alta tecnologia (health technology assessment) dovranno essere organizzati su scala regionale, mentre i servizi logistici, i centri di spesa (provveditorati) e la gestione amministrativa del personale dovranno essere organizzati secondo "ambiti" che saranno definiti dalla Giunta regionale, sentita la commissione consiliare Sanità. Le scelte concrete e operative relative a numero e organizzazione di ospedali, reparti, distretti, reti assistenziali e strutture residenziali e semiresidenziali di ricovero intermedio sono rinviate a successivi provvedimenti attuativi (le cosiddette "schede di dotazione ospedaliera" e "schede di dotazione territoriale") che la Giunta regionale dovrà sottoporre al parere vincolante e obbligatorio della commissione Sanità del Consiglio e della conferenza regionale permanente per la programmazione sociosanitaria. La commissione consiliare dovrà pronunciarsi entro 90 giorni dal ricevimento delle schede. Le schede territoriali, che disegneranno la rete dei servizi e delle strutture intermedie e dei centri residenziali, dovranno salvaguardare "la specificità del territorio bellunese, del Polesine, delle aree montane e lagunari e delle aree a bassa densità abitativa, in conformità a quanto previsto dall'articolo 15 dello Statuto regionale". Il rispetto degli obiettivi di programmazione viene garantito da una puntuale opera di monitoraggio e controllo da parte del Consiglio e della commissione Sanità, ai quali la Giunta e gli assessori competenti dovranno relazionare, rispettivamente ogni anno e ogni sei mesi, sull'attuazione del piano, sull'andamento della spesa e sullo stato di salute della popolazione. Il piano codifica inoltre l'adozione in tutte le Ulss del "piano di zona", per programmare e coordinare le politiche sociali e sociosanitarie, e prevede l'obbligo della trasparenza di bilancio per tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie, comprese quelle del privato convenzionato, pena la riduzione fino al 20 per cento dei finanziamenti pubblici o addirittura il blocco totale di ogni erogazione nei casi più recidivi.
Quanto alle risorse necessarie il piano si limita ad impegnare la Regione a garantire nel proprio territorio i livelli essenziali di assistenza stabiliti dalla normativa nazionale. Stabilisce però alcuni principi cardine nel riparto del fondo annuale: le Ulss saranno finanziate sulla base delle quote capitarie, cioè in base al numero di abitanti, distribuzione per età e prevalenza delle principali patologie croniche nel territorio di riferimento. A tale criterio-guida si deroga però per il Polesine, il Bellunese e la città di Venezia. "Per la provincia di Belluno, la città di Venezia, la laguna e il Polesine - recita il piano licenziato dalla commissione - data la specificità della prima e l'unicità della seconda, si prevedono modalità di finanziamento a funzione dedicate, al fine di garantire ai cittadini pari opportunità di accesso ai servizi socio-sanitari". Sul fronte della declinazione dei servizi il piano si limita a impostare i criteri-guida che dovranno ispirare le future schede ospedaliere e territoriali. Due le novità principali: l'organizzazione gerarchica e "a rete" dei presidi ospedalieri e lo spostamento del baricentro delle cure dagli ospedali al territorio. Uno spostamento confermato innanzitutto dalla riduzione del tasso di ospedalizzazione previsto (che dovrà essere inferiore allo standard nazionale di 140 ricoveri ogni mille abitanti) e dal diverso parametro posti letto/abitanti che la commissione Sanità ha voluto adottare: a differenza, infatti, della proposta della Giunta - che stabiliva 4 posti letto per mille abitanti per acuti e 0,7 per riabilitazione e lungodegenza - il piano licenziato dalla commissione Sanità abbassa a 3 per mille il numero dei posti letto per acuti, a 0,5 per mille i posti letto per riabilitazione e lungodegenza e individua un parametro di 1,2 posti letto ogni mille abitanti da ricavare in nuove strutture intermedie extraospedaliere, come gli ospedali di comunità, gli hospice, i centri residenziali e semiresidenziali. La rete ospedaliera esistente viene riprogrammata sulla base del modello "hub & spoke" (perno e raggi di una ruota, ndr) che ha i suoi due fulcri nelle aziende ospedaliere di Padova e di Verona, centri di riferimento regionali per le alte specialità e le alte tecnologie. Ogni rete ospedaliera provinciale sarà articolata in due livelli: un ospedale di riferimento ("hub" provinciale), dotato di specialità di base e di medio livello e tarato per un bacino di circa un milione di abitanti (ma, specifica il piano, "valutando le aree a bassa densità abitativa"), che sarà integrato da presidi ospedalieri di rete, di secondo livello, articolati anche su più sedi, tarati per un bacino di circa 200 mila utenti, e dotati di pronto soccorso e specialità di base come chirurgia generale, medicina interna, oncologia, cardiologia con unità coronarica, ostetricia-ginecologia, pediatria, ortopedia, terapia intensiva, neurologia, urologia, psichiatria, geriatria e servizi di diagnosi e cura. Le specialità di otorinolaringoiatria e di oculistica avranno invece, di norma, una dimensione sovraziendale. La rete ospedaliera su due livelli è integrata da strutture "monospecialistiche per acuti", che potranno essere anche a gestione totalmente privata. Il piano introduce quindi una nuova modalità di gestione delle strutture ospedaliere "integrative" della rete, che si aggiunge a quelle attualmente vigenti della gestione convenzionata e della sperimentazione gestionale pubblico-privata. Nella riorganizzazione del sistema sanitario di cure l'accento, tuttavia, si sposta dalla rete ospedaliera a quella dei servizi di assistenza territoriale alla quale, secondo il piano, la Regione dovrà destinare il 51 per cento delle risorse, mentre all'assistenza ospedaliera andrà il 44 per cento e alle attività di prevenzione il rimanente 5 per cento. Il perno della rete territoriale saranno i distretti, uno ogni 100 mila abitanti "fatte salve le aree montane e le aree a bassa densità abitativa", destinati ad essere "porta di accesso ai servizi delle Ulss" e "centri di coordinamento" di tutti i servizi territoriali, dove un 'case manager' dovrà prendersi in carico i singoli pazienti coordinare i diversi interventi medici e assistenziali a loro rivolti. Il modello di assistenza integrata disegnato dal piano 2012-2016 prevede le medicine di gruppo (medici e operatori sanitari con diverse competenze in un team multiprofessionale e multidisciplinare), le cure domiciliari attive 24 ore su 24, i centri polispecialistici territoriali, gli hospice, gli ospedali di comunità, le unità riabilitative territoriali, le unità operative di cure palliative, le unità di radiologia a domicilio. Il modello a 'rete' vale anche per le prestazioni cliniche: il piano enfatizza, infatti, il concetto di "reti cliniche" prevedendo il coordinamento tra reparti, specialisti e centri territoriali in particolari settori, come l'urgenza-emergenza, la rete dei punti nascita con il potenziamento del servizio di trasporto dei neonati in condizioni critiche verso le Neonatologie specializzate delle aziende ospedaliere di Padova e di Verona, le reti delle cure palliative, delle terapie del dolore, per la cura del diabete, dell'Alzheimer, delle malattie rare. Tra le novità previste dal piano in merito alle "reti cliniche" il potenziamento delle unità spinali per le lesioni del midollo.

15 giugno 2012


RESPINTO EMENDAMENTO GIUNTA SU SCHEDE TERRITORIALI


(Arv) Venezia 15 giu. 2012 - Dopo aver respinto l'emendamento della Giunta che chiedeva l'eliminazione del parere vincolante della commissione sulle schede relative alla "dotazioni ospedaliere", il Consiglio ha detto no anche all'emendamento, sempre della Giunta, che proponeva analoga procedura per le schede relative alle dotazioni territoriali dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie, comprese quelle di assistenza residenziale e semiresidenziale sanitarie e sociosanitarie. Anche su questi strumenti attuativi della programmazione sociosanitaria regionale sul territorio sarà quindi la commissione ad esprimere un parere determinante.


SINIGAGLIA E PUPPATO (PD):
ZAIA SENZA MAGGIORANZA, GOVERNO VIRTUALE


(Arv) Venezia 15 giu. 2012 - Un duro giudizio viene dal consigliere del Pd e vicepresidente della commissione sociosanitaria, Claudio Sinigaglia e dalla capogruppo dei democratici in Consiglio regionale, Laura Puppato, dopo la bocciatura in aula di un emendamento presentato dall'assessore alla sanità Luca Coletto, sul nodo del voto vincolante della commissione alla definizione delle schede ospedaliere. "Zaia ne prenda atto - dichiarano i due esponenti democratici - non solo il suo governo è senza una maggioranza, ma addirittura la sua Giunta sta perdendo pezzi per strada. Con il voto contrario espresso dal PdL - ribadiscono - si sancisce una rottura politica che non può garantire un governo stabile alla regione. Se la spaccatura è arrivata attorno ad una delle partite cruciali di tutta questa legislatura, ci chiediamo come sarà possibile assicurare da parte del centrodestra una gestione ordinaria al Veneto. Impossibile poi non evidenziare - proseguono i consiglieri del Pd - lo stato di isolamento in cui naviga Coletto, sconfessato clamorosamente in aula, con l'aggravante che nessuno degli assessori è venuto in suo soccorso. Già era una follia il fatto che la Giunta si spingesse a presentare emendamenti a questo piano, segno di uno scollamento con la sua maggioranza del tutto palese. Se ci aggiungiamo poi anche questa Caporetto, il quadro si fa a dir poco allarmante, tra faide e vendette che non accennano a placarsi. A proposito: chissà se l'ex assessore alla sanità Sandri si sta fregando le mani di tutto questo pasticcio… Proseguire per altri tre anni in queste condizioni - ribadiscono - con una maggioranza che ormai appartiene politicamente all'era dei dinosauri, è uno scenario che il Veneto non si merita. Un presidente con un minimo di dignità e che non vuole tirare a campare come minimo dovrebbe iniziare a cambiare rotta fin da subito, magari dimissionando l'assessore capitolato. Ma di sicuro - concludono Sinigaglia e Puppato - Zaia farà spallucce e andrà avanti con questo governo virtuale, che ormai esiste solo sulla carta".


15 giugno 2012


PETTENÒ (FSV): SCELTA ULSS VENETE PROVA DI GOVERNO MONTI


(Arv) Venezia 15 giu. 2012 - E' un commento molto critico quello dato dal consigliere della FSV, Pietrangelo Pettenò, all'esito del voto del Consiglio regionale sul tema della riorganizzazione delle Ulss del Veneto. "Una maggioranza consiliare trasversale - dichiara Pettenò - ha bocciato perfino la richiesta di approfondire il tema della riorganizzazione delle Aziende Ulss al fine di ridurne il numero, recuperando così risorse da destinare al mantenimento dei servizi per i cittadini. Figurarsi - ribadisce - se poi si arriverà alla riduzione del numero, diventato spropositato, di ben 21 Ulss, 2 Aziende Ospedaliere, 1 Istituto Oncologico, complessivamente 24 Aziende per più di 100 vertici dirigenziali dal ricco stipendio annuale. Una organizzazione territoriale - precisa - che sembra ormai rispondere più alle logiche della spartizione politica, che a quella della efficienza dei servizi da erogare ai cittadini. Una maggioranza allo sbando, con lotte interne ormai alla luce del sole, ma salvata dalla "stampella" di una parte dell'opposizione PD e UDC. Una prova di Governo Monti anche in Veneto? Speriamo sia solo una svista legata alle tante pressioni che da molte parti arrivano quando si tratta delle solite "careghe" da distribuire. Il voto - ribadisce Pettenò - ha dimostrato in modo palese chi vuole conservare lo status quo di un'organizzazione ormai superata ed indifendibile. Si sciolgono le Province e si riducono le assemblee elettive dei comuni per risparmiare risorse, di fatto impedendo ai cittadini di partecipare al governo del territorio, ma poi si mantengono intatte aziende, enti e strutture intermedie. Insomma - dichiara l'esponente della FSV - il potere non si deve scalfire, questo è il risultato di quanto emerge dal Consiglio regionale del Veneto. Non ci fermeremo qui ed annunciamo proposte di iniziative popolari per scalfire gli interessi consolidati e ridurre sprechi di risorse pubbliche in modo da garantire i servizi socio sanitari. Prima di tagliare servizi nei territori, chiudere o depotenziare strutture ospedaliere, si debbono ridurre le Ulss."

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