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Il nuovo piano sociosanitario del Veneto approda in Consiglio regionale: l'aula di palazzo Ferro-Fini è infatti convocata da martedì 12 giugno a giovedì 14, con possibile prosecuzione venerdì 15 giugno. Oggi i lavori iniziano alle ore 14.30 con la discussione di interrogazioni e interpellanze, il voto sulla riforma dell'Agenzia sociosanitaria e alcune questioni di attualità, dalle dimissioni in bianco ai ritardi dei pagamenti da parte dell'amministrazione pubblica, ai problemi della pesca, al progetto di legge che elimina l'obbligo di bippare gli abbonamenti elettronici su vaporetti e mezzi pubblici. L'avvio del dibattito sul piano che programma la sanità veneta per il prossimo quinquennio e la presentazione dei relativi emendamenti (depositati entro martedì 12) sono in calendario mercoledì 13, a partire dalle ore 10.30, con le relazioni iniziali del presidente della commissione Sanità Leonardo Padrin (Pdl) e del vicepresidente Claudio Sinigaglia (Pd). Il tempo complessivo di discussione del provvedimento e dei relativi emendamenti concordato da Presidente e capigruppo è di 25 ore. Si prevede quindi una prosecuzione dell'esame nelle giornate di giovedì 14 venerdì 15.


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Piano sociosanitario: 45 gli emendamenti dell'IDV


12 giugno 2012 - Il gruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale ha presentato la propria manovra, 45 emendamenti, per modificare il testo del piano sociosanitario veneto 2012-2016 in discussione nell'aula di palazzo Ferro-Fini. "Siamo veramente delusi - ha esordito il capogruppo Gustavo Franchetto - perché questo piano si rivela un'occasione perduta in quanto non ha il coraggio di toccare l'impianto istituzionale della governance sanitaria a partire dallo strapotere dei Direttori Generali delle Ulss e non mette mano al problema più avvertito dai cittadini: la lunghezza delle liste d'attesa. "A questo proposito - ha aggiunto Antonino Pipitone - noi proponiamo di rimodulare completamente gli orari di ambulatori e centri diagnostici che non possono chiudere alle 17 e proponiamo di farli funzionare anche il sabato come del resto fanno molti centri privati". "Un ulteriore fattore di riduzione delle attese - ha aggiunto Pipitone - potrebbe venire dalla creazione di un numero unico regionale per mettere in rete tutti i Centri di prenotazione. In questo modo il cittadino potrebbe essere indirizzato verso più centri con posti disponibili magari in una Ulss limitrofa a quella di appartenenza". Il gruppo dell'IDV esprime, inoltre, forti perplessità su quanto previsto dal Piano a proposito dell'organizzazione della rete degli ospedali veneti da suddividere, in ciascuna provincia, in ospedali centrali, i cosiddetti hub, attorno ai quali far ruotare quelli minori, gli spoke. Un sistema che, a giudizio dei consiglieri IDV, porterebbe ad un parziale smantellamento della stessa rete ospedaliera. Decisamente contraria la posizione di Italia dei Valori anche per quanto riguarda il sistema del project financing (collaborazione tra privato e pubblico) adottato negli ultimi anni per la realizzazione di nuove strutture ospedaliere di Mestre, Asolo, Santorso. "Si tratta - hanno rilevato Franchetto e Pipitone - di un sistema che si è rivelato un grande affare per i privati, ma una corda al collo per il pubblico. Chiediamo, a questo proposito, che venga subito bloccato (e realizzato con altre procedure) il progetto di finanza per il centro protonico per la cura dei tumori che dovrebbe essere realizzato a Mestre".

 

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Enti regionali: Verso Nord e Sinistra veneta propongono ridimensionamento


12 giugno 2012 - Solo Arpav, Ulss, l'Istituto Oncologico, gli Esu e i parchi regionali sono enti 'indispensabili' per la Regione Veneto. Tutti gli altri (almeno una trentina) dovrebbero essere soppressi entro il 31 dicembre 2012, con trasferimento di risorse, personale e relativi patrimoni alla Regione. E sempre entro il primo gennaio del prossimo anno la Regione Veneto dovrebbe dismettere ogni partecipazione in società controllate, da Veneto Sviluppo a Veneto Strade, da Veneto Innovazione alla Cav, alle varie fondazioni e istituti di cui è socia. Per i consiglieri di Verso Nord Diego Bottacin e Andrea Causin e per Pietrangelo Pettenò, capogruppo della Sinistra veneta, la Regione Veneto ha bisogno di una robusta cura dimagrante, da attuarsi cambiando la legge che dal 1997 (è la numero 27) regola le nomine e i pubblici incarichi negli enti di competenza regionale. Con l'iniziativa legislativa presentata alla stampa dall'inedita alleanza "liberal-efficientista" (definizione di Pettenò), i tre consiglieri regionali propongono di abrogare 39 enti e organismi regionali, mettere in liquidazione 24 partecipate, e affidare la selezione dei candidati a presiedere e amministrare gli enti di nomina regionale sopravvissuti alla 'cura dimagrante' ad un'agenzia di 'cacciatori di teste', scelta con gara europea. La discrezionalità del Consiglio regionale rispetto alle nomine e alle designazioni sarà limitata esclusivamente all'interno delle proposte di candidatura selezionate dall'Agenzia. "Nella fitta rete delle partecipazioni regionali in società, enti e organismi - spiega Bottacin - si celano sovrapposizioni di competenze, inefficienze burocratiche e l'ormai annoso malcostume delle clientele politiche. Con questa iniziativa, riduciamo la spesa pubblica improduttiva, riorganizziamo in modo più efficiente la macchina amministrativa regionale e introduciamo un meccanismo che sottragga le nomine all'arbitrarietà della politica». "Il riordino e la riorganizzazione sono ormai ineludibili - sottolinea Pettenò - Le competenze, le funzioni amministrative, il personale, il patrimonio devono ritornare all'istituzione regionale. Agenzie e aziende speciali, sorte come funghi in questi anni, hanno dato una pessima prova di sé, moltiplicando sprechi e clientele». La proposta di legge depositata intende porre fine all'uso, da un lato, di concedere negli enti e nelle società partecipate trattamenti economici superiori rispetto al personale dipendente della Regione e, dall'altro, alla proliferazione di contratti atipici per lo svolgimento di mansioni e funzioni pubbliche simili a quelle dei dipendenti regionali. "Tutte queste agenzie esterne sono ormai vecchi arnesi - conclude Causin - pensati per quando le disponibilità di bilancio erano doppie rispetto alle attuali. Ora non hanno più senso: Veneto Strade, per esempio, è nata per gestire centinaia di milioni di euro l'anno di investimenti; oggi, che non c'è più un euro per nuovi investimenti sulla rete viaria, si ritrova con un apparato costoso e sovradimensionato".

 

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Piano sociosanitario: Pd annuncia maxiemendamento


7 giugno 2012 - Alla vigilia dell'avvio dell'esame in Consiglio del nuovo piano sociosanitario che dovrà aggiornare programmazione e organizzazione della sanità veneta per il prossimo quinquennio i consiglieri del Partito Democratico hanno annunciato i contenuti del maxiemendamento che presenteranno entro mezzogiorno di martedì 12 giugno. "Abbiamo contribuito costruttivamente alla riscrittura del piano - dichiarano la capogruppo Laura Puppato e Claudio Sinigaglia, vicepresidente della commissione Sanità e correlatore del piano in aula - e molte nostre proposte hanno trovato ampi consensi nel riesame in commissione. Ma critiche e riserve permangono. Il piano licenziato è un piano tutto sanitario, completamente da riscrivere nei capitoli che riguardano l'integrazione tra sociale e sanità. Non vogliamo che sia disperso quel modello di organizzazione integrata, che è peculiare del Veneto ed è diventato un esempio virtuoso in Italia e in Europa". Integrazione tra ospedale e territorio ed equità nella distribuzione di risorse e servizi tra le diverse aree geografiche del Veneto sono le due coordinate dell'azione emendativa messa in cantiere dal Partito Democratico. "Il nuovo piano - entra nel dettaglio Sinigaglia - dovrà 1) specificare i livelli essenziali di assistenza sociale per non mettere a repentaglio, in tempi di crisi, i diritti delle persone disabili, la salute mentale, l'assistenza agli anziani; 2) definire con chiarezza il ruolo del privato-sociale sinora umiliato da alcuni provvedimenti capestro e dalla mancanza di accordi programmatici; 3) prevedere, infine, l'obbligo dei piani di zona, strumenti necessari per programmare e attuare gli interventi sociosanitari nel territorio". Ma per gli esponenti del Pd l'approvazione del nuovo piano rappresenta solo il "primo tempo" della partita: "Il piano è l'occasione per rendere più equo il sistema - puntualizza Bruno Pigozzo - ma senza le schede ospedaliere e territoriali, che rappresentano la traduzione concreta del piano in strutture, servizi e posti letto, verrà a mancare il secondo tempo. Chiediamo che il nuovo piano definisca parametri chiari e oggettivi per costruire le nuove schede, per non consentire scorribande della politica". La contestualità tra nuove linee di programmazione e nuove schede ospedaliere e territoriali è una delle tre richieste "irrinunciabili" degli esponenti democratici in Consiglio: "Se non avremo precise garanzie in merito e se il piano non prevederà il parere obbligatorio e vincolante della commissione consiliare sull'organizzazione di reparti e servizi nel territorio - preannunciano i consiglieri del Pd - il nostro sarà un voto contrario. Vogliamo evitare scelte troppo discrezionali da parte della Giunta". Le altre richieste "irrinunciabili" del maggior partito di opposizione in Consiglio, che ne condizioneranno il voto finale in aula, sono la valutazione annuale dell'operato dei direttori generali delle Ulss anche da parte della conferenza dei sindaci, in qualità di rappresentanti dei cittadini-utenti, e la nomina del segretario generale per la sanità e il sociale affidata al Consiglio regionale e non al presidente della Giunta. Non mancano, tuttavia, altre critiche all'impostazione del piano. PerStefano Fracasso il problema cruciale resta quello delle risorse e della sostenibilità finanziaria del sistema: "Nutro forti dubbi - sottolinea il consigliere vicentino - che il nuovo piano riesca ad assicurare universalità di cure e di assistenza a tutti, in presenza di una costante riduzione del fondo sanitario nazionale e delle quote del riparto veneto". PerGraziano Azzalin e Lucio Tiozzo la sfida sarà quella di garantire omogeneità di cure e di assistenza dalle Dolomiti al Polesine, compresa la specificità dell'area veneziana. Per il veronese Franco Bonfante il piano dovrà affrontare con chiarezza e trasparenza la riorganizzazione della sanità veronese, dove attualmente si registrano i maggiori costi (e passivi) della sanità veneta. Ma pur ribadendo critiche e riserve, i consiglieri del Pd chiedono che il piano sia approvato. "Temiamo che i litigi in corso all'interno della maggioranza, e in particolare nella Lega, e il dualismo Tosi-Zaia - conclude Bonfante - finiscano per affossare un'operazione indispensabile per garantire la sostenibilità e l'universalità della sanità veneta".

A cura dell’ufficio stampa del consiglio regionale

 

 

 


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